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mercoledì 5 dicembre 2012

Riforma delle pensioni: al lavoro fino alla morte (di Rita Pani)


Signora Fornero, la prego mi aiuti: ho due figlie, la maggiore per fortuna ha già espatriato, ma ancora non riesco a convincere la piccola a lasciare questa landa desolata governata da voi. Pensavo, che se lei potesse emanare ancora qualche editto, forse la mia bambina potrebbe finalmente convincersi che persino in Burkina Faso, potrebbe avere un futuro migliore che qui.
Ho appena letto – una riga sì e una no, che leggere tutto sarebbe stato uno spreco – la sua
ennesima riforma del sistema pensionistico, e ho capito – come se ci fosse bisogno di ulteriori evidenze – che lei proprio non ha idea di cosa sia il lavoro. Ho anche dedotto, o meglio fortificato la mia convinzione – che voi vogliate continuare a sanguisugare il lavoratore, con la speranza che egli crepi prima di poter riavere, anche in minima parte il maltolto.
Se non fosse una tragedia, le giuro che lei sarebbe davvero esilarante, e con lei tutto quel manipolo di scaltri affaristi al soldo del capitalismo, che siedono abusivamente al governo di questo ormai ridicolo paese.
Lavorare fino a 70 anni, ma volendo arrivare anche a 75. Perché no?
Vede signora, lavorare non significa alzarsi la mattina con comodo, farsi venire a prendere dalla macchina comoda che non rispetta il traffico e i semafori, andare a chiudersi in una stanza fresca d’estate e calda d’inverno, posando il santo culetto santo su una poltrona in pelle umana, delegando ogni cosa da fare a uno schiavo sottoposto, magari uno stagista pagato a un euro l’ora, quando è fortunato, o pagato nulla quando è ricattato. Lavorare è fatica. Il lavoro logora le membra, il cervello, le mani. Lavorare fa ammalare, spesso non dà abbastanza nemmeno per mangiare, o per aiutare i figli a crearsi quel futuro che comunque, con una legge idiota come quella da lei partorita, gli verrebbe negato.
Immagini un maestro elementare, a 70 anni circondato da una miriade di ragazzini chiassosi, esperti di Internet appena smesso il biberon, veloci di mente e curiosi. Immagini un Carabiniere in pattuglia che vede il ladro scappare per una campagna impercorribile col veloce mezzo (magari a corto di benzina) che sceso dalla macchina, si lancia all’inseguimento. Immagini l’operaio alla catena di montaggio – già è vero, quelli ormai son quasi estinti: obiettivo raggiunto! – Immagini l’autista di un autobus, guidare nel traffico stoicamente dopo i 70 anni. Immagini una persona che da una vita ogni mattina si alza alle cinque del mattino, inverno ed estate, con la neve o con la pioggia, percorrere sempre la stessa strada, fare sempre gli stessi movimenti, un professore dire sempre le stese cose, e poi immagini sé stessa, condannata dalla vita a viverne una reale …
Poi me lo venga a raccontare che è tutta una questione di coefficienti, che bisogna dare di più per avere il minimo, che è giusto farsi derubare ogni mese di quasi la metà dello stipendio per finanziare uno stato ingordo, derubato da un manipolo di ladri a cui non avete il coraggio di imporre di ripagarci tutti, con gli interessi, di quel che si sono portati a casa.
La prego signora Forneno, mi aiuti a convincere mia figlia che è ingiusto il suo sacrificio, mi aiuti a spiegarle sempre più e meglio che se ne deve andare da questo paese di merda. Ci convochi tutti i giorni, attraverso i giornali e la TV ad ascoltare una delle sue mirabolanti e geniali trovate. Almeno per questo, la prego, si renda più utile. Non ci vuol nulla, in fondo, nemmeno uno sforzo … le sue idiozie hanno l’aria di venirle con massima spontaneità.

Rita Pani (APOLIDE nauseata) - 04 dicembre 2012 -
R-ESISTENZA-INFINITA
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