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martedì 4 dicembre 2012

Sallusti e Berlusconi, voglia di bavaglio


Dal momento che abbiamo sempre detto no alle leggi bavaglio e al carcere per direttori (e cronisti), non possiamo che esserlo anche quando gli arresti colpiscono una persona, il direttore Alessandro Sallusti, dal quale ci separa tutto e forse anche più di tutto.

Nulla ci farà cambiare idea, neppure il ricordo delle sue campagne e dei suoi dossier contro
chiunque osasse contrastare il presidente del consiglio editore, dai giudici del lodo Mondadori sino al direttore dell’Avvenire, Dino Boffo.
Se il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dovesse decidere di concedere la grazia a Sallusti non ci uniremo al coro, già pronto, di chi dirà: ” E perché non agli altri?”. Non lo faremo perché, in materia di libertà di informazione, non bisogna farsi condizionare da livori e risentimenti.

Il Consiglio di Europa ci ha ricordato come la previsione del carcere per questo tipo di reati allontani l’Italia dai parametri europei. Questo rilievo vale anche per il caso Sallusti, a prescindere da qualsiasi altra considerazione e da qualsiasi valutazione sulla intera vicenda, che pure è costellata da non poche ambiguità e cialtronerie.

Naturalmente sarebbe stato meglio approvare una legge che eliminasse il carcere e rendesse effettiva la rettifica per il diffamato, ma proprio la destra non ha voluto e ha invece chiesto di estendere la galera a tutti i cronisti e di raddoppiare le multe.
Berlusconi, a scoppio ritardato, ha dato la colpa dell’accaduto, alla “mancata riforma della giustizia”, molto più modestamente sarebbe bastata una sua telefonata al gruppo del Senato per chiedere che non facessero scherzi, ma evidentemente la voglia di bavaglio per tutti i cronisti ha avuto la meglio sulla riconoscenza per l’amico Sallusti.

“Casa della Libertà” o “Pensionato della Ingratitudine”?

Giuseppe Giulietti - 03 dicembre 2012 -
Blitz quotidiano
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