domenica 3 giugno 2012

ZAR PUTIN VENTISEI RESIDENZE E IMPUNITÀ

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In una delle dimore c’è addirittura un allevamento di grandi cervi siberiani

Se mi chiedessero di raccontare la storia che a mio giudizio caratterizza nel modo più preciso la personalità e gli scopi del presidente Vladimir Putin, menzionerei quella che conosciamo dalle parole dell’uomo d’affari pietroburghese Sergej Kolesnikov. Secondo quanto
riferisce Kolesnikov, nel 2000 il neoeletto presidente Putin s’incontrò con Nikolaj Shamalov – suo caro amico e capo di Kolesnikov – proponendogli un piano d’affari. Nikolaj Shamalov era il padrone della compagnia Petromed, che forniva apparecchiature mediche in cambio di denaro pubblico. Secondo il piano diversi oligarchi russi avrebbero trasferito denaro alla Petromed per l’acquisto di apparecchiature. Il 35% del denaro sarebbe andato subito all’estero su un conto offshore e il resto sarebbe stato utilizzato per l’acquisto delle attrezzature.

Putin - Il ritorno dello Zar
Il progetto cominciò con il trasferimento a Petromed di 203 milioni di dollari da parte di Roman Abramovich (il padrone del Chelsea campione d’europa, ndt). La conseguenza di questo progetto fu la costruzione di un palazzo del valore di un miliardo di dollari vicino a Gelendzhik, sulla costa del Mar Nero, palazzo che secondo Kolesnikov appartiene a Putin. Questa storia è emblematica proprio perché ha avuto inizio nel 2000, subito dopo l’avvento al potere di Putin. Era proprio questo il concetto che Putin aveva del “rafforzamento della verticale del potere”: gli oligarchi trasferiranno denaro alla compagnia dei miei amici, io riceverò una tangente del 35% e costruirò un palazzo.

Gelendzhik non è l’unica residenza di Putin. Un’altra residenza, per esempio, è stata costruita dalla compagnia Gazprom sui monti Altaj. Solo i 21 chilometri di strada che portano alla residenza sono costati 4 miliardi di rubli (100 milioni di euro), e questo quando il reddito della repubblica dell’Altaj ammonta soltanto a 2,2 miliardi di rubli. La particolarità di questa residenza è la comunicazione ufficiale sulla presenza sul suo territorio di un allevamento di maral, i grandi cervi siberiani. Il giornale Kommersant ha contato in tutto ventisei residenze di Putin, senza considerare le voci non verificate. Per numero di residenze presidenziali la Russia è seconda solo alla Corea del Nord. Per un confronto: il presidente americano ha solo due residenze ufficiali, la Casa Bianca e Camp David. Da questo punto di vista la Russia supera l’America.


Ricca di residenze, ma povera di strade. Dal 2000 al 2012 il Paese ha ricavato oltre 1500 miliardi di dollari di entrate dall’esportazione del petrolio e del gas. In tutto questo tempo di fatto non è stata costruita neppure una strada che rispondesse al concetto di autostrada interstatale. In Russia, a tutt’oggi, non esiste una strada completamente asfaltata fra Mosca e Vladivostok, sull’Oceano Pacifico.

In compenso con le residenze va tutto a meraviglia. Nello stesso periodo preso in considerazione la Cina ha costruito 5-6 mila chilometri di strade all’anno e oggi dispone della seconda rete stradale al mondo dopo quella degli Stati Uniti. In molti all’estero ritengono che Putin governi la Russia con pugno di ferro, che sia temuto, che abbia rafforzato il potere nel Paese. Sono tutte fandonie dell’agenzia di relazioni pubbliche Ketchum. Governare è una cosa, rubare è tutt’altra. Le ruberie in Russia hanno raggiunto proporzioni mai viste, ma il Paese non ha praticamente nessuno che lo amministri. Se mi proponessero di raccontare un altro episodio in grado di caratterizzare l’essenza stessa del governo di Putin, riferirei di uno qualsiasi dei numerosi incidenti mortali che vedono protagonisti degli alti funzionari. Le strade russe si sono trasformate in autentiche strade della morte: non passa mese che i mass media non riportino la notizia dell’ennesimo ministro o governatore che ha ucciso una persona sulla strada e, ogni volta, il ministro o il governatore che correva contromano alla velocità di 150 km orari, sotto gli occhi di testimoni e telecamere, viene subito dichiarato innocente, mentre la colpa dell’incidente viene attribuita alla vittima.

Ecco solo un breve elenco: il 10 settembre 2007 il corteo del capo della Corte suprema, viaggiando contromano, ha ucciso una persona e ne ha ferite gravemente altre due. Il 7 giugno 2010 una Cadillac con la moglie del viceministro degli Interni Michail Suchodol’skij è andata a sbattere contro con un’altra macchina al km 31 dell’autostrada di Kaluga. Un mese dopo, il 31 luglio 2010, il corteo della moglie del ministro degli Interni Rashid Nurgaliev ha ucciso due operai al km 44 della stessa autostrada. L’ultima storia ha del comico: la mattina del 3 maggio l’automobile del viceministro per la Sicurezza dei trasporti (!) Nikolaj Kir’janov, correndo contromano nel centro di Mosca, ha strappato lo specchietto e squarciato la fiancata alla sua vittima. L’agente della polizia stradale, senza batter ciglio, ha comunicato che l’incidente era stato causato da “un’automobile non identificata” e ha promesso di prendere misure per la sua identificazione. Ecco, forse sono questi i due poli che caratterizzano l’organizzazione dello Stato nella Russia contemporanea.

Corruzione illimitata – il potere stesso inteso come autorizzazione a rubare – e impunità illimitata, anche quando si tratta di un incidente automobilistico, compiuto sotto gli occhi di testimoni e telecamere nel centro della città. In Russia un funzionario ha diritto a delinquere, come un signore feudale aveva lo ius primae noctis. La possibilità di commettere reati è un privilegio inalienabile del funzionario e la protesta contro questo reato è equiparata a un attentato contro il potere.

Yulia Latynina - 03 giugno 2012 -
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf

(Yulia Latynina scrive per “Novaya Gazeta” e “The Moscow Times”. In Russia è considerata l’erede della Politkovskaja. Il pezzo pubblicato è stato gentilmente concesso dal bimestrale “East”, diretto da Emanuele Bevilacqua, in edicola e libreria dall’8 giugno)


Traduzione di Emanuela Guercetti
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