mercoledì 23 maggio 2012

Bill Emmott: “Capisco chi vota M5S”

È in atto una ricomposizione del quadro politico, a sinistra in particolare. Qualcosa di nuovo sotto il sole italiano, dunque, ma i contorni esatti di questo qualcosa che emerge sembrano ancora poco netti. Così la vede Bill Emmott,
già direttore dell’Economist dal 1993 al 2006 – e all’epoca responsabile della famosa copertina dell’“inadatto a guidare l’Italiariferito a Berlusconi – una delle voci più autorevoli della stampa britannica con un occhio rivolto al nostro Paese. Lo incontriamo in un ufficio della London Library, per provare a guardare il fenomeno politico italiano del momento con la giusta distanza.

Bill Emmott
Uno scossone, un botto, un crollo? Cosa rappresentano Beppe Grillo e il suo movimento?
Non esageriamo. L’estrema sinistra di Syriza in Grecia, Melénchon in Francia, l’indipendentista Ukip (Uk Independence Party) qui in Gran Bretagna sono tutti anelli di una sola catena: la protesta contro l’establishment e l’austerità.

Solo questo?
C’è anche una particolarità tutta italiana che rappresenta la specificità del Movimento 5 Stelle . In Italia più che altrove siamo da molto tempo nel pieno di una profonda crisi di legittimità dei partiti. La corruzione dilagante era stata la causa che aveva spinto la Lega Nord, emersa dopo Tangentopoli agitando il cappio in Parlamento. Adesso essa stessa è trascinata alla rovina dagli scandali sull’onda dei quali era emersa come importante forza politica. E poi la politica si è rinchiusa nel recinto della casta. Per questo mi chiedo: nei panni di un elettore italiano, chi voterei? Pdl, Pd, Lega? No di certo. In questo senso capisco le ragioni del voto al M5S.


Quindi come li vede nel futuro?
Se mi chiede chi è veramente Grillo – un liberale in senso lato, un populista o entrambe le cose – le rispondo che è ancora presto per dare un giudizio articolato. Per quanto importanti queste elezioni, si tratta comunque di un voto locale. Vedremo che succederà da qui alle politiche e dopo. In generale vedo in crescita fenomeni analoghi di rottura e ricomposizione politica, specificamente dentro i partiti della sinistra. Basti vedere il caso di Matteo Renzi nel Pd, o il caso di Nichi Vendola con Sel.


Quali sono i punti forti di Grillo?
L’Italia ha bisogno di una classe politica competente, credibile, sottoposta al controllo degli elettori – quello che in inglese si traduce semplicemente con il termine accountability. Non ne può più di gerontocrazia e immobilismo: Grillo e il suo movimento stanno lavorando su questo.


Cosa manca, invece, a suo avviso?
In questa prima fase vedo il movimento come un grande collettore di rabbia e protesta, vedo la pars destruens, ma non vedo niente in direzione della proposta. Guardiamo alla Grecia: Syriza ha avuto una grossa affermazione, ma parliamo comunque del 17% dei voti. Anche un M5S accreditato di risultati eccellenti perché a doppie cifre, non sarebbe autosufficiente. Non lo sarebbe nei numeri, e perché deve ancora trasformare la protesta in qualcosa di costruttivo.


E se poi con questo terremoto politico, in Italia ci stessimo giocando la sinistra, quella classica del XX secolo, intendo?
Se anche fosse, è solo una tappa del processo iniziato dopo l’89. In tutta Europa.

Andrea Valdambrini - 23 maggio 2012 -
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf
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