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giovedì 21 febbraio 2013

Ubi Mirello, Mineo cessat (di Marco Travaglio)


Oggi tocca parlare di Corradino Mineo, direttore per 7 anni di Rainews24 all’insaputa dei più (il canale ha totalizzato nel 2012 il ragguardevole share medio dello 0,57%), ma non del partito (il Pd) che l’ha prima sponsorizzato in Rai e ora lo candida, nientemeno che come capolista al Senato in Sicilia. Il futuro statista ha chiuso la campagna elettorale a Enna con un imperdibile dibattito col locale ras Vladimiro Crisafulli, detto “Mirello”, che il mese scorso
la commissione di garanzia del Pd presieduta da Luigi Berlinguer ha escluso dalle liste dopo che il Fatto aveva ricordato le sue variopinte pendenze giudiziarie (note a tutti anche se non ne parlava nessuno) e pubblicato un rapporto inedito dei Carabinieri del 2008 in cui si chiedeva addirittura il suo arresto. In sintesi: Mirello è indagato per abuso d’ufficio per aver fatto pavimentare la strada che porta alla sua villa a spese della Provincia; è imputato (fresco di rinvio a giudizio) con altre 18 persone per truffa e falso in bilancio nella malagestione
dell’Ato Rifiuti; e l’Arma lo accusa di gestire come affar suo tutti gli appalti, i servizi, le nomine e gli incarichi nella sua città e di intimidire chi si oppone al suo sistema di potere. In più c’è la celebre intercettazione del 2001, con tanto di filmato, che lo immortala nella sala di un hotel di Pergusa avvinto come l’edera al locale boss di Cosa Nostra, Raffaele Bevilacqua, già condannato per mafia e in seguito anche per omicidio. Quando finalmente il Pd lo esclude dalle liste, il 16 gennaio Mineo plaude: “C’era una questione di opportunità vera, dare prova di maggiore rigore in questo momento era importante”. Ma l’altroieri, al convegno elettorale reclamizzato – riferisce Live Sicilia – “da una lunga scia di manifesti abusivi affissi a ogni angolo”, Mineo pare un’altra persona. “Mirello – dice affettuoso – ha dimostrato di essere un vero dirigente politico”. Poi se la prende col Fatto , autore di una “campagna strumentale contro Crisafulli”. Strumentale in che senso? Sono vere o false le notizie che abbiamo scritto? Se sono false, sarebbe suo dovere di giornalista (ex?) ristabilire la verità. Se sono vere, sarebbe suo dovere di politico trarne le conseguenze, evitando di frequentare un simile soggetto e di elogiarlo in pubblico per avere i suoi voti. Invece sceglie la terza via: non entra nel merito e accusa di “campagna strumentale” un giornale indipendente che fa il proprio dovere di dare notizie (concetti – l’indipendenza, il dovere e le notizie – che evidentemente gli sfuggono). A questo punto qualcuno potrebbe domandargli: scusa, Mineo, ma perché non te la prendi con la commissione di garanzia del tuo partito che ha  cacciato il tuo amico Mirello in quanto impresentabile? Ecco pronta la risposta: “Ho condiviso la scelta di opportunità, non i modi che hanno portato alla sua esclusione dalle liste. Questo non mi impedisce di riconoscere a Mirello di essere un grande dirigente del partito e soprattutto di non essere impresentabile”. Restano inevase un paio di curiosità.

1) Qual era il “modo” giusto per escluderlo dalle liste? Cacciarlo e poi chiedergli scusa? Cancellare una parte del suo cognome e candidare Crisa ma non Fulli, o Fulli ma non Crisa? Sistemarlo su qualche altra poltrona come premio di consolazione?
2) Che deve fare un politico (del Pd, si capisce) per essere impresentabile agli occhi di Mineo, visto che un’indagine per abuso, un’imputazione per truffa e falso in bilancio e l’affettuosa amicizia con un boss mafioso non bastano? Rapinare una banca? Imbracciare il mitra e fare una strage?

Ps. In questi anni ho più volte aderito agli appelli dell’Usigrai e di altre  benemerite associazioni in difesa del Mineo, che ogni due per tre passava per vittima di non si sa bene quali censure e ostracismi. Me ne pento amaramente e me ne scuso vivamente con i lettori.

Marco Travaglio - 21 febbraio 2013 -
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