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giovedì 21 febbraio 2013

Sant'Alleanza Italiana per blindare il nuovo papa


I CARDINALI RIVALI SI UNISCONO, CONCLAVE SUBITO PER EVITARE UN ALTRO STRANIERO: SCOLA PONTEFICE, PIACENZA SEGRETARIO DI STATO

Il Vaticano ha fretta perché il potere non aspetta.
I cardinali italiani spingono, rottamano antichi dissapori: i nemici diventano
amici, i concorrenti diventano alleati. E Benedetto XVI, prima di decollare in elicottero verso Castel Gandolfo, emetterà un motu proprio, cioè un decreto papale per modificare i rituali del
Conclave: per accelerare la convocazione sotto gli affreschi in Cappella Sistina e procedere con l’elezione.

A Joseph Raztinger saranno sconosciute le preoccupazioni dei porporati, però il contributo offerto è prezioso per i cardinali italiani che non vogliono cedere il soglio di San Pietro a uno straniero, come accaduto per due volte di seguito con il papa polacco e il teologo tedesco.

Card. Angelo Scola
E per evitare il terzo scherzetto tra fumate bianche e nerissime, il Conclave deve durare il meno possibile – uno, al massimo due giorni – e i preliminari vanno bruciati per non consentire ai cardinali americani o asiatici di creare una fazione opposta e di sapere, nei dettagli, la relazione cardinalizia su Vatileaks che conterebbe notizie sconvolgenti su malaffare e corruzione. I classici conciliabili, che si svolgono nei corridoi e avviano la campagna elettorale, vanno censurati perché permettono a chi risiede in Brasile o in Africa di conoscere i retroscena romani.

I 28 porporati italiani si dividono in correnti: quella capeggiata da Tarcisio Bertone (Segretario di Stato) e quella dal predecessore Angelo Sodano (gruppo dei diplomatici). Il nome che unisce chi si è combattuto è quello di Angelo Scola, arcivescovo di Milano e pupillo di Benedetto XVI.

Scola è l'unico candidato spendibile per gli italiani: seppur non vicinissimo al segretario di Stato, può garantire l'autogestione in Curia. Ecco, il governo vaticano. Bertone si è accaparrato un seggio permanente (sino al 2015) nella commissione cardinalizia che presiede l'Istituto per le Opere religiose, la cassa santa, e sarebbe lieto di cedere lo scettro di primo ministro al cardinale (amico) Mauro Piacenza.

Gli italiani dispongono di 28 voti su 117, per vincere devono raggiungere una maggioranza di due terzi, ma possono coinvolgere – e i colloqui sono già in fase avanzata – gli stranieri che operano in Curia, tanto basta per essere determinanti sul prossimo pontefice. Il Vaticano non è mai stato attivo come in questi giorni di incertezze e con il Papa dimissionario. Tra sette giorni la sede sarà vacante, ma tutti si comportano come se nulla, anche se dovranno invocare lo spirito santo in Conclave, dovesse cambiare mai.

Carlo Tecce - 21 febbraio 2013 -
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