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sabato 2 febbraio 2013

Chi si accontenta gode (di Rita Pani)


Il tetto ai superstipendi nella pubblica amministrazione sarà innalzato a 302.937 euro con un aumento del 3,1% (circa 8mila euro) rispetto al 2012. E’ quanto emerge da una circolare della Funzione pubblica sui limiti retributivi nella quale si ricorda che questo il trattamento annuale del primo presidente della Corte di Cassazione per il 2012. Nel 2011 il trattamento era a quota 293.658 euro (usato
come riferimento per il 2012).

Rapporto Eurispes: oltre la metà degli italiani non è più in grado di sostenere la famiglia

Forse sto per scrivere qualcosa di dannatamente ideologizzato, demagogico e pure populista, ma non sarebbe sbagliato che certa gente stesse ora in mezzo alla strada a raccoglier con le mani, la spazzatura che ci sta ricoprendo.
A questa notizia risponderemo come sappiamo fare noi, tutti insieme al mio tre, come si usa oggi nei comizi post moderni del post politica: “Vergogna!” “Ladri!” “In galera!” e ci sentiremo subito meglio.

La metà degli italiani è una cifra abnorme, ma detto così in una riga sotterrata da altre notizie amene, tra lo strano caso degli occhiali della signora Clinton, e la commozione di Belen, tra la prima cena di Balotelli a Milano e Napolitano che s’impunta: “Nessuno tocchi Bankitalia!” sfugge via, come se non ci riguardasse. Eppure, io ormai da un anno non lavoro più, non guadagno più i 352 euro netti che per undici mesi mi hanno aiutato a campare. Faccio famiglia, ora, una di quelle non più in grado di sostenersi, che hanno intaccato e finito i risparmi, ma che hanno la fortuna di avere un tetto sopra la testa, molte copertine di pile, e i guanti che lasciano libere le dita.

Un aumento del 3,1% per i superstipendi in questo periodo storico? Non è un insulto, ma la giusta punizione per la nostra ignavia, o colpevole stupidità. Un calcio sulle palle per tutti coloro – e tanti ancora ce ne sono – che troppe volte si son detti: “Tanto, peggio di così non può andare, dovrà per forza migliorare.” Ora che è chiaro che andrà ancora e sempre peggio, attendo di sentire la prossima formula magica, capace di continuare a dare la speranza. Ora che è chiaro che siamo poveri anche noi, che pure un panino e un piatto di pasta riusciamo a metterlo sul tavolo, e a volte anche una bottiglia di vino, attendo di sentire il prossimo slogan da strillare.

Si potrebbe forse far ricorso ad una nuova petizione, per far sì che i vecchi non debbano morire. Che a tutti sia dato avere un genitore, un nonno e magari anche un trisavolo da indebitare, per continuare ad avere il diritto di essere consumatori, così come ci hanno insegnato negli ultimi trenta o quarant’anni, oppure imparare le nuove mode alternative, come il baratto delle cose vecchie che non ci servono più o il food sharing, che sempre più prende piede nell’Europa ridotta alla fame.
Iniziano a sorgere i siti Internet dedicati alla nuova tendenza (molto trendy) di cedere qual che ti avanza in frigorifero; un formaggio mezzo ammuffito che non consumerai, le mele rattrappite che fanno impressione solo a guardarle, le sottilette di prossima scadenza, comprate in abbondanza col tre per due, che se ne compri quattro confezioni risparmi un casino, e ti sembra di aver battuto il gigante.

Ecco, perché il problema è proprio questo: la colpevole stupidità. Siamo così impotenti dinnanzi alla realtà che se non ce la trasforma il regime, ce la trasformiamo noi, arrivando persino a far moda della fame. Per questo ci basta strillare. Siamo un popolo che si accontenta e che gode.

Rita Pani (APOLIDE) - 01 febbraio 2013 -
R-ESISTENZA-INFINITA
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