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mercoledì 30 gennaio 2013

Monti, miglior alleato di B. (di Marco Vitale)


Berlusconi ha la fortuna (ma l’evento è troppo ricorrente per poter essere accreditato solo alla fortuna) che quando sembra spacciato trova qualcuno che gli fa la respirazione bocca a bocca. In passato l’indiscusso specialista in materia era D’Alema. Oggi è Monti o meglio il duo Monti-Albertini. Infatti, a prescindere dalle intenzioni
che possono anche essere diverse, per chi lavorano i due se non per Berlusconi ed il suo sgabello Lega?

Albertini si candida a presidente della Lombardia con un’azione più che legittima ma di puro disturbo, il cui obiettivo politico non è chiaro. L’indagine più seria e approfondita evidenzia, senza ombra di dubbio, che i voti che si concentrano su Albertini sono voti che sarebbero, in gran parte, confluiti su Ambrosoli. E questo non è aiutare il circuito Lega-Berlusconi per risospingere la Lombardia in una nuova fase di affarismo e di settarismo? E che bisogno aveva Monti di benedire questa operazione accreditando un ex sindaco di Milano vecchio e, nel secondo mandato, giustamente molto discusso, ed ex europarlamentare dove si è distinto per inerzia?

Come sindaco ha rifilato alla città un piano di parcheggi sotterranei inaccettabili; ha concluso dei contratti di derivati che hanno fortemente gravato sulle casse della città; diceva che l’ingolfamento del traffico e gli alti parametri delle polveri sottili erano un buon segno perché stavano a significare che la città era viva e fremente; ha lasciato che in A2A si insediasse un management distruttore di ricchezza ed ha avallato quella linea di pensiero che mirava a riportare in città milioni di persone, linea di pensiero demenziale che ha trovato poi la massima espressione nella politica dell’Assessore Masseroli.

Su base nazionale l’obiettivo dichiarato di Monti è di rendere difficile una maggioranza in Senato del centrosinistra e quindi aumentando la frammentazione del quadro politico e la conseguente ingovernabilità. Ma non è questo anche l’obiettivo di Berlusconi? Ed era questa la via migliore, cioè quella più utile al Paese?

Non sarebbe stato meglio dar vita ad un progetto di più lungo respiro, costruendo finalmente un centrodestra civile, liberale, laico, libero da invadenze ecclesiastiche, con un numero moderato di ladri e affaristi, che si ponesse nella scia della grande lezione di Luigi Einaudi, di Luigi Sturzo, dei costituenti, di quelli, cioè, che hanno costruito l’Italia e che noi dobbiamo ricostruire dalle radici se non vogliamo, come i leghisti, spaccarla.

Un’operazione di questo tipo non si improvvisa. Ma se non si cadeva nella politica politicante e nella trappola delle elezioni, con il suo carico di falsità e di demagogia, forse, si sarebbe ottenuto molto di meno sul breve ma si sarebbero piantate radici ben più solide per un discorso sostanzialmente costituente. Si tratta di riflessioni di fondo importanti anche da un punto di vista economico. Abbiamo sentito, infatti, annunci, di una Nuova Politica Economica, diversa da quella con la quale si è governato nell’ultimo anno e mezzo. Questo brusco cambio di indirizzo è l’evidenza della mancanza di una strategia organica capace di evitare al Paese stop and go, bruschi cambi di marcia, illusione e delusione a ripetizione; docce fredde e docce calde.

Non ne possiamo più, credetemi, non ne possiamo proprio più. Qui ci vuole una bella pensata annunciava Beniamino Andreatta (ottimo ministro del Tesoro). E’ una frase che mi ha sempre fatto paura. Ed infatti quello di cui abbiamo bisogno è un pensiero e non una pensata. Cercare di battere Berlusconi al tavolo di gioco della demagogia è impensabile. Bisogna cambiare tavolo di gioco.
(marcovitale. it)

30 gennaio 2013 - IL Fatto Quotidiano Pdf
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