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mercoledì 23 gennaio 2013

Ecco cosa rischia ora Cosentino (di Giuseppe Rizzo)


«Facendo corna si risolve tutto con la sua candidatura». Nemmeno 24 ore prima dello psicodramma che si è scatenato nel Pdl sulla candidatura di Nicola Cosentino, il suo avvocato, Agostino De Caro, scherzava e si affidava bonariamente alla scaramanzia. Poco dopo (dopo si fa per dire, dopo significa: inseguimenti, sparizioni di liste, conferenze stampe
infuocate), poco dopo il quadro è totalmente cambiato.

«Se Cosentino non viene candidato – spiegava De Caro - perde l'immunità e potrebbe dover andare in galera, dal momento che su di lui pendono due provvedimenti cautelari restrittivi della libertà per i quali la Camera ha negato l'autorizzazione».

Così è stato, e Nick 'o 'mericano - come viene chiamato, con quella pennellata di vaudeville che sempre colora i quadri cupi italiani - ora può realmente finire dietro le sbarre, anche se durante la tumultuosa conferenza stampa di ieri ha ostentato sicurezza: «Se dovesse capitare, lo accetterò con dignità. Non ho questa preoccupazione». Passando poi ad attaccare i giudici: «In un Paese civile in carcere ci va chi è condannato. Io sono sottoposto da due anni a un processo. Perché dovrei andare in carcere se oggi sono cittadino comune e non ho più potere di condizionare?». E aggiungendo: «Se ci vado (in carcere ndr) è perché siamo in un Paese non civile. Chiedo un processo immediato».

Riavvolgendo il nastro su tutta questa vicenda, si può capire da dove nasce la preoccupazione dei legali dell'ex coordinatore regionale del Pdl e la sua nuova linea di difesa: perché mettermi in carcere se non posso più influenzare nessuno?

CHI E'
Nicola Cosentino, 53 anni, nato a Casal di Principe, una moglie e due figli, ex sottosegretario all'Economia, ex coordinatore regionale del Pdl, quasi ex deputato, ha di fronte due processi. Uno sulla gestione dei rifiuti nel casertano, l'altro su un presunto finanziamento a imprese che secondo i giudici sono in odore di camorra.

LE ACCUSE
Le accuse sono di concorso esterno in associazione mafiosa (Cosentino avrebbe usato il suo potere per far vincere l'appalto per la gestione dei rifiuti a Caserta a un consorzio di imprese «diretta espressione della criminalità organizzata»), e di concorso in reimpiego di capitali, falso, corruzione e abuso di ufficio, il tutto con l'aggravante, secondo i giudici, di aver favorito la Camorra (il ras campano avrebbe brigato per far avere l'assegnazione di un terreno per la costruzione di un centro commerciale a delle famiglie legate alla criminalità). Oltre a questi fatti, Cosentino deve rispondere dell'accusa di calunnia nei confronti di Stefano Caldoro. Contro il governatore della Campania, infatti, l'ex coordinatore del Pdl avrebbe veicolato false notizie per ostacolarlo alle scorse regionali.

L'IMMUNITA'
Nella tarda mattinata del 12 gennaio 2012, la Camera si trova dunque a votare sulla richiesta di autorizzazione all'arresto per un suo deputato. Cosentino è livido, l'aula è attraversata da nervosismo e veleni – soprattutto tra i leghisti, la cui base chiede di non fare sconti, in una fase in cui anche il Carroccio veniva travolto dagli scandali – il voto è segreto. L'onorevole la scampa per 11 voti. Sono 309 quelli contrari, 298 quelli favorevoli. La maggioranza era di 304 su 607 deputati presenti in aula. Bossi non partecipò al voto, e assieme a lui altri 17 onorevoli (8 Pdl, 2 Pd, 2 Lega, 1 Udc). Determinante il voto dei 6 deputati radicali.

LE DIMISSIONI
Le parole di Cosentino in quel 12 gennaio: «Avevo detto che un minuto dopo il voto della Camera mi sarei dimesso. Mi sono infatti recato da Berlusconi al quale ho consegnato le mie dimissioni irrevocabili da coordinatore campano del Pdl. Se il tribunale, anche in primo grado, mi condannerà, scomparirò dalla politica e da qualsiasi impegno. Abbandonerò immediatamente la politica».

COSA RISCHIA
Ora, l'ex tutto, ex potente, ex sottosegretario, ex uomo di fiducia di Berlusconi, ex coordinatore regionale del partito, teme più di ogni altra cosa quelle due lettere attaccate a un'altra parola: ex deputato. All'indomani del voto del 24 e 25 febbraio, infatti, e con l'insediamento delle nuove Camere, previsto per il 16 marzo, Cosentino perderà l'immunità e si vedrà notificate le due ordinanze di custodia cautelare.

COSA PUO' FARE
«Noi faremmo le nostre valutazioni e potremmo presentare istanza di revoca», dicono i legali. E lo dicono a fronte della possibilità che persi di fatto i suoi ruoli nel partito e in Parlamento, come lui stesso ha sostenuto, non sarebbe «più così potente da inquinare il processo». Nel processo che si apre oggi, 23 gennaio, al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (legato alla vicenda del terreno) Cosentino potrebbe chiedere al giudice l’attenuazione della misura cautelare, e quindi gli arresti domiciliari. Mentre per quanto riguarda il procedimento sulla gestione dei rifiuti nel casertano questa possibilità non è neanche da considerarsi. Ma la vera unica possibilità di salvezza per l'onorevole “impresentabile” e prossimo ex onorevole "impresentato" è che il Tribunale revochi il carcere in vista di un processo che è già iniziato da un anno, e che quindi escluderebbe l'inquinamento delle prove. Ovvero a seguito della richiesta del rito immediato da parte dell'imputato. Altre alternative non ce ne sono, a parte il carcere.

Giuseppe Rizzo - 23 gennaio 2013 -
l'Unità.it
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