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giovedì 15 novembre 2012

Lo sciopero, in generale (di Rita Pani)


I folletti della spazzatura, tutte le notti escono dai loro nascondigli e lavorano alacremente per continuare ad innalzare il muraglione di rifiuti, sotto casa mia. Siamo già a buon punto. I topi ballano, saltellano e piroettano felici. Fanno tenerezza, e lo sembrano teneri quando fanno “scronc” sotto i copertoni.
A vedere quel muraglione di immondizia, si potrebbe anche pensare che oggi non
passeranno a raccoglierla perché c’è lo sciopero generale. E pure domani, se volessi fare finta di essere cretina, potrei mentire a me stessa dicendomi: “Finalmente uno sciopero come dio comanda! Non passeranno nemmeno oggi.” Ma non c’è gusto ad essere cretini e quindi lo sciopero non c’entra, e nemmeno la povertà di un territorio derubato come tutto il resto dello stivaletto italico. È la mafia che comanda i folletti della spazzatura, non è altro che la mafia.
Alla TV stanno dicendo che c’è lo sciopero generale, e che ci sono tensioni con la polizia. Parlano da ore di scontri, della lotta impari tra i buoni e i cattivi, tra chi ha fame e chi fa finta di non averla. Peccato però, che siccome ce lo stanno raccontando in diretta TV e video diretta dai giornali on line, significa che lo sciopero non c’è, o almeno non c’è per tutti. Perché quando c’è lo sciopero generale, nemmeno i giornalisti dovrebbero lavorare.
C’è lo sciopero generale e quindi gli alunni sono rimasti a casa. Giusto! Ma molti professori sono a scuola. Altri, pochini e disperati, resistono rimembrando tempi andati, in cui almeno lo sciopero un senso lo aveva.
C’è lo sciopero generale, ma sotto casa mia continuano imperterriti a suonare i clacson dei guidatori indispettiti dalla doppia e terza fila, per il parcheggio del supermercato. Perché lo sciopero è generale, ma si dovrà pur mangiare, e quindi il negozio si apre, che – signora mia – con la crisi che c’è, e come si fa?
In generale, lo sciopero è l’astensione dal lavoro per bla bla, cosi che bla bla, e bla, bla, bla …
Lo sciopero generale di oggi, serve sostanzialmente a due cose: ai sindacati e ai partiti che vi aderiscono per mostrar di avere le palle, e allo stato fascista nel quale viviamo per dar sfoggio della potenza fisica della sua polizia. Il resto è nulla.
Io non sciopero. Anche perché non ho un datore di lavoro da … mi sembra fosse … che ne so? Il secolo scorso? Però ci tornerei volentieri a una manifestazione, magari a Roma. Lo farò senz’altro quando finalmente si comprenderà che durante uno sciopero generale, le città dovranno sembrare deserti, aree urbane silenziose, dove è impossibile persino trovare un bicchier d’acqua da comprare. Tornerò in piazza quando sarà certo il giorno di inizio della manifestazione, ma non se ne conoscerà la fine, da fissarsi a raggiungimento dell’obiettivo raggiunto. Tornerò ad avere rispetto dello sciopero, quando avremo fatto mea culpa, per averci lasciato cancellare anche questo ultimo diritto.

Rita Pani (APOLIDE) - 14 novembre 2012 -
R-ESISTENZA-INFINITA
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