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lunedì 28 maggio 2012

I quattro dell’Ave Maria (di Piergiorgio Odifreddi)

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Qualche anno fa ho avuto la fortuna di incontrare a Washington il vecchio Robert McNamara, che da giovane era stato Segretario alla Difesa di Kennedy e Johnson, finendo col rimanere
identificato con la guerra in Vietnam: vedi la citazione di Simon e Garfunkel in A simple desultory philippic (or how I was Robert McNamara’d into submission). E una delle cose che mi disse, fu che una volta aveva letto un libro sul Concilio Vaticano II, e aveva capito che governare la Chiesa non è diverso, nel bene e nel male, dal governare un qualunque altro stato secolare.

Piergiorgio Odifreddi
Era sicuramente d’accordo con lui il suo connazionale Paul Marcinkus, storico governatore dello Ior, che da vescovo della giustizia vaticana, e pregiudicato di quella italiana, aveva dichiarato all’Observer, il 25 maggio 1986: “non si può governare la Chiesa con le Ave Maria”. Dalle giaculatorie alle bestemmie, però, dovrebbe correrci parecchio. Anche se non sembra, viste le vicissitudini dello Ior, che ieri hanno portato la banca a razzolare con gente del calibro di Sindona e Calvi. E oggi, a resistere strenuamente alle richieste dell’Unione Europea, di conformarsi alle norme antiriclaggio del denaro sporco.

L’ultimo atto di questa resistenza è per ora il giubilamento di Ettore Gotti Tedeschi, fino a ieri successore di Marcinkus nella direzione dello Ior. Giubilamento avvenuto, sembra, su istigazione dell’inamovibile Segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone, ex commentatore televisivo di calcio, e del suo compare di affari il banchiere Cesare Geronzi, condannato in primo grado a quattro anni per concorso in bancarotta nella vicenda Cirio.

Come se non bastasse, agli intrighi economici della banca di Dio si sono aggiunti quelli del palazzo del successore di Pietro. Il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, è stato arrestato per spionaggio: cioè, per aver divulgato urbi et orbi documenti che dimostrano che il Vaticano è un nido di vipere e una spelonca di ladri. D’altronde, che Sua Santità amasse circondarsi di “gentiluomini” sospetti, si era capito gia’ da un pezzo: dai tempi, cioè, in cui eravamo venuti a sapere che lo erano anche Gianni Letta e Angelo Balducci,

Fino all’entrata in servizio del prossimo maggiordomo, il Servo dei Servi sarà ora costretto a legarsi da solo le scarpette Prada, versarsi da solo il vino e mettersi da solo in testa la mitra. Anche se, visti i luoghi che frequenta, o che lascia frequentare, sarebbe meglio che imbracciasse invece un mitra, e facesse un po’ di piazza pulita dei mercanti nel tempio: sull’esempio di colui del quale nomina invano il nome ogni giorno, e agli insegnamenti del quale continua a dire, e forse anche a credere, di ispirarsi.

Piergiorgio Odifreddi - 25 maggio 2012 -
Il non senso della vita - Blog
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