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venerdì 9 novembre 2012

La passione di fornero per l'orto (di Rita Pani)


"Trovo due ore di respiro quando riesco ad andare in fondo al prato; abbiamo un orto dove insieme a mia figlia coltiviamo qualcosa che non viene mai...". Per Fornero coltivare prodotti agricoli è "fonte di grande soddisfazione, rilassamento e anche di gioia"
Vede signora, non è difficile comprendere perché lei abbia tanto timore di se stessa, da
impedire l’accesso alla stampa, in occasione delle sue uscite pubbliche. A prescindere dal fatto che essendo lei ministro della Repubblica avrebbe il dovere di dare a noi il diritto di sapere quali sono le sue opinioni, io la comprendo. Lei è abbastanza intelligente da avere rispetto della sua stupidità.
Sa signora? C’è tutto un mondo, oltre lei, che affanna silenzioso – troppo silenzioso – e che della sua arrogante stupidità non può avere né rispetto né pietà.
Mi dispiace che i prodotti agricoli che le danno tanta soddisfazione non vengano mai. Vorrei che ne venissero a sufficienza tanto da potervi sfamare tutti, in famiglia, e che fossero le uniche cose che vi fosse dato mangiare.
A me successe nell’inverno del 2010, quando staccai il frigo che avrebbe consumato inutilmente energia, e mi alimentai per giorni e giorni solo con della lattuga scarola che miracolosamente era sopravvissuta al gelo della stagione. La trovai per caso, avevo anche scordato d’averla piantata. Mi creda signora, lattuga così buona non ne ho mangiato più, e se pure con qualche foglia ingiallita, la ricordo bella, come ricordo ancora la soddisfazione che avevo rimestando e imbottigliando pomodori, zappandoli tutti intorno con cura, iniettandomi massicce dosi di Voltaren e Muscorill per poter il giorno dopo riscendere in campo e zappare.
Grazie signora Fornero per la sua saggezza. Ora il futuro ci appare assai più roseo e invitante. Guarderemo agli orti di guerra da piantare nelle magnifiche rotonde, che adornano tutte le strade di tutte le città, con la speranza di ritrovare quel paio d’ore di respiro, immaginando il raccolto dei cavolfiori e dei broccoli, attendendo le cipolle da mettere in mezzo al pane – se ne avremo almeno un po’.
È bello signora che lei apprezzi il lavoro agricolo; questo ci lascia sperare che le sue braccia rubate all’agricoltura, un giorno possano esserle restituite, in modo da fare di lei – finalmente – un essere umano cosciente e responsabile, e che possa così garantirsi il diritto di poter essere libera di parlare, senza doversi più vergognare, di fronte al mondo intero.
Le garantisco, signora, che se lei conoscesse la fatica di un agricoltore che sopravvive dei frutti – che per fortuna a volte vengono – della propria terra, si inginocchierebbe davanti a quelle mani grosse, e a quei visi invecchiati anzi tempo per chiedere scusa della sua dabbenaggine, della sua pochezza, della sua sfrontata stupidità.
Sì, signora, io la capisco. Io comprendo a fondo il suo disagio e la supplico, per il bene suo e di tutti noi deboli di stomaco e di nervi, di tenere ancora più distanti i cronisti, le telecamere e i fotografi. Faccia chiudere bene le porte, sigilli le finestre e faccia sì che la sua idiozia viva protetta lontano da noi.

Rita Pani (APOLIDE) - 08 novembre 2012 -
R-ESISTENZA-INFINITA
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