giovedì 7 marzo 2013
Fine del mondo e dei talk show (di Furio Colombo)
Caro Colombo, non hai l'impressione che, insieme col Papa, con il governo, con il vecchio Parlamento e i vecchi partiti, finiscano pure i talk show, detti anche, impropriamente, programmi di approfondimento?
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Mission impossible (di Marco Travaglio)
Ieri Bersani era chiamato al massimo sforzo per rendere almeno possibile la mission impossible di un governo Pd-M5S. E in un certo senso il suo massimo l’ha dato con gli 8 punti del “nuovo” programma. Purtroppo il suo massimo è molto meno del minimo che potrebbe consentire ai neoeletti del M5S di giustificare davanti ai loro
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mercoledì 6 marzo 2013
Professione Riporter (di Marco Travaglio)
Ieri, da ben due articoli di Repubblica firmati da Maltese e Serra, abbiamo appreso che il Fatto tifa, anzi addirittura “gongola” per un governo Passera. Vorremmo rassicurare i lettori e gli amici Maltese e Serra. Passera ci è bastato e avanzato come ministro del governo Monti (tra ponte sullo Stretto, mancata asta sulle frequenze tv e indagini per frode fiscale), peraltro appoggiato ventre a terra da Repubblica che ora ci accusa
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L’esercito va a scuola dal fascista Merlino
Mario Merlino, classe 1944, apologeta del fascismo, amico dell’ex terrorista nero Stefano Delle Chiaie e del capitano delle SS Erich Priebke, ha tenuto una lezione alla Scuola di Fanteria di Cesano (Roma) a fine febbraio.
L’aria che tira nei giornali (di Antonio Padellaro)
Ieri mattina, il nostro Gianni Barbacetto ha vissuto una tragicomica avventura. Invitato nella trasmissione Coffee Break, su La7, poco prima dell’inizio è stato avvertito dall’imbarazzatissima conduttrice che un altro ospite, l’ex ministro Brunetta in presenza del giornalista del Fatto minacciava di abbandonare lo studio. Insomma: o io o lui. In un paese normale e con un’informazione normale, uno con i problemi di Brunetta sarebbe stato
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martedì 5 marzo 2013
Giuliano Amato: “Non sono della Casta”
LA LETTERA DELLA DISCOLPA A REPUBBLICA. LA RETE DIBATTE SULLA SUA PENSIONE D’ORO, E ADDIO QUIRINALE
La vendetta della storia si abbatte, spietata, sulle ambizioni di Giuliano Amato. Alla soglia dei 75 anni l’ex braccio destro di Bettino Craxi vede svanire il sogno di una vita, il Quirinale, e perde la testa, scrivendo a Repubblica una della più clamorose lettere-autogol della recente storia politica.
Titolo, surreale: “Non faccio parte della casta”. Tutto per la furbizia da travet che nel 1997
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Zero tituli (di Marco Travaglio)
C’è una sola corporazione più refrattaria della casta politica al cambiamento: quella dei giornalisti. Ieri ci siamo muniti di microscopio elettronico alla ricerca di una qualche traccia della notizia pubblicata sabato dal Fatto: la denuncia, precisa e circostanziata, del procuratore del Trentino Alto Adige della Corte dei Conti Robert
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giovedì 28 febbraio 2013
Berlusconi va cacciato dal Parlamento (di Paolo Flores d’Arcais)
All’opposto di quel che pensano i teorici dell’inciucio, l’abc della governabilità consiste nel dare a Berlusconi un definitivo ostracismo. Come? Semplicemente applicando la legge del 1957 che dichiara ineleggibile chiunque goda di una concessione statale. Al Pd scegliere se stare con la legalità (e con M5S) o con l’illegalità del Cavaliere.
Eugenio Scalfari – dallo schermo di Repubblica tv – ha trattato a pesci in faccia Bersani per
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Silvio Berlusconi
Il Governo non c'è, i soldi si. La nuova torta dei rimborsi
PRONTI 159 MILIONI PER I PARTITI. ANCHE CON LEGISLATURA BREVE, SPESE COPERTE. I GRILLINI RIFIUTERANNO I FONDI: MA COME?
Al servizio Tesoreria di Montecitorio sono già al lavoro. Calcolatrici e percentuali: i voti presi dai partiti, adesso, si trasformano in soldi. Così, ecco i 453 seggi conquistati dal Pd tra Camera e Senato materializzarsi in 45 milioni di euro. E le 240 poltrone dei deputati e
B. parla di inciucio e pensa alle sentenze
L’EX PREMIER INVOCA LA GRANDE COALIZIONE: “SERVE STABILITÀ”. MA IL SUO TARLO SONO LE UDIENZE IN ARRIVO
Un governissimo Pdl-Pd. Lo mette in scena Silvio Berlusconi nel suo videomessaggio subliminale, via Facebook: “Non si deve partire dalle alleanze ma dalle cose da fare: riduzione delle spese, della pressione fiscale, conti in ordine e riforme istituzionali”. Il
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